Due persone in carcere e una agli arresti domiciliari. È il risultato di un’indagine avviata nel 2025 dai finanzieri del Gruppo di Ponte Chiasso, con il supporto del Servizio Centrale Investigazione Criminalità Organizzata, su un presunto traffico di cocaina in provincia di Como.
Secondo quanto comunicato dalla guardia di finanza, l’attività investigativa avrebbe portato alla luce un sistema di stoccaggio, confezionamento in dosi e spaccio al minuto che avrebbe coinvolto alcuni componenti di una famiglia di origine marocchina.
Il 22 settembre i quattro fratelli indagati sono stati sottoposti a interrogatorio preventivo davanti al giudice per le indagini preliminari di Como. Al termine dell’atto il giudice ha disposto la custodia cautelare in carcere per due fratelli e gli arresti domiciliari per un terzo.
L’autosalone di Senna Comasco e le auto
Secondo la ricostruzione della guardia di finanza, il gruppo avrebbe utilizzato anche una ditta individuale con sede a Senna Comasco, intestata a uno dei fratelli e specializzata, tra le altre attività, nel commercio di autoveicoli usati.
Il titolare disponeva di un parco di circa cinquanta auto che, secondo gli investigatori, sarebbero state utilizzate anche per l’attività di spaccio. Sulle vetture sarebbero state applicate targhe prova, rendendo più difficile il monitoraggio attraverso i sistemi di lettura delle targhe installati lungo le strade provinciali percorse.
Le indagini sono state condotte attraverso attività tecniche, riprese video, tracciamenti Gps e servizi di osservazione e pedinamento.
La cocaina nascosta nelle auto
Lo stupefacente, secondo quanto ricostruito, sarebbe stato custodito in nascondigli ricavati nelle auto parcheggiate nel piazzale della ditta, tra cui il bocchettone del carburante.
Uno dei fratelli, classe 1983, si sarebbe occupato prevalentemente dello stoccaggio e delle consegne della cocaina, con il supporto degli altri. Le cessioni sarebbero avvenute nei comuni di Como, Capiago Intimiano, Montorfano e Lipomo.
In alcune occasioni il presunto pusher avrebbe operato in orario diurno indossando una tuta da meccanico per mimetizzarsi nel contesto lavorativo.
I documenti dei clienti per attivare le sim
Un altro elemento emerso dalle indagini riguarda alcune utenze telefoniche che sarebbero state utilizzate per le comunicazioni legate all’attività illecita.
Secondo la guardia di finanza, il titolare della concessionaria avrebbe utilizzato, all’insaputa dei clienti, copie dei documenti d’identità richieste per le formalità amministrative relative all’acquisto delle auto. I documenti sarebbero stati impiegati anche per attivare schede telefoniche poi utilizzate nelle presunte trattative illecite.
Al titolare dell’autosalone viene contestato anche il reato di sostituzione di persona.
Le consegne vicino alla scuola
Le indagini avrebbero documentato anche cessioni di droga nelle vicinanze di istituti scolastici. A Capiago Intimiano, secondo quanto riferito dalla guardia di finanza, sarebbero stati concordati appuntamenti per la consegna delle dosi nei parcheggi adiacenti alla scuola primaria “Giuseppe Verdi”.
Nel periodo compreso tra febbraio e giugno 2025 gli investigatori hanno ricostruito lo smercio di oltre 3mila dosi di cocaina. I guadagni derivanti dall’attività sono stati quantificati in oltre 120mila euro.
Perquisizioni in tre comuni
Sono inoltre in corso perquisizioni locali e domiciliari a Como, Capiago Intimiano e Senna Comasco. Alle operazioni partecipano le unità cinofile antidroga “Aran”, “Leon” e “Anima” e il cash dog “Jupiter”. Con loro il personale specializzato Anti Terrorismo – Pronto Impiego del Gruppo Como e a un elicottero del Reparto Aeronavale Lombardia.
Il quadro indiziario raccolto ha portato alla contestazione dei reati di detenzione, trasporto e cessione di sostanze stupefacenti, con l’aggravante di avere operato nei pressi di istituti scolastici.
Come precisato dalla guardia di finanza, i provvedimenti sono stati adottati sulla base degli elementi acquisiti nell’attuale fase delle indagini e, fino alla definitività del giudizio, per gli indagati vale la presunzione di innocenza.








