Como, nata a 23 settimane e 600 grammi: dopo quattro mesi di Terapia Intensiva la piccola torna a casa

Una storia di medicina, cura e speranza arriva dall’ospedale Sant’Anna di San Fermo della Battaglia (Como), dove oggi si festeggia una dimissione davvero speciale. Dopo quattro mesi di ricovero nella Terapia Intensiva Neonatale, una bambina nata prematuramente a sole 23 settimane di gravidanza e con un peso di appena 600 grammi è finalmente tornata a casa con la sua famiglia.

Sant’Anna, mesi di lavoro e dedizione: la piccola torna a casa

La piccola E. era venuta alla luce il 7 novembre 2025 in condizioni estremamente delicate, con un’età gestazionale di 23 settimane e 2 giorni, una soglia che in neonatologia viene considerata al limite della sopravvivenza. Ieri, dopo un lungo percorso di cure, lascia l’ospedale senza esiti clinici, con 119 giorni di vita, 40 settimane post concezionali e un peso che ha superato i 3 chili.

Per il reparto di Neonatologia e Terapia Intensiva Neonatale del Sant’Anna si tratta di uno di quei momenti che ripagano mesi di lavoro, attenzione e dedizione.

“Le dimissioni di un bambino così prematuro sono sempre un momento molto speciale per tutto il reparto – racconta Roberta Barachetti, responsabile della Terapia Intensiva Neonatale –. Quando un neonato nasce con un peso così basso e un’età gestazionale così precoce sappiamo che il percorso sarà lungo e complesso. Accompagnarli giorno dopo giorno e arrivare al momento in cui possono tornare a casa con la loro famiglia è una delle soddisfazioni più grandi del nostro lavoro”.

I neonati nati con peso estremamente basso vengono spesso chiamati in modo simbolico “bambini piuma”. Si tratta di piccoli pazienti estremamente prematuri, spesso con un peso inferiore ai 750 grammi, che richiedono cure altamente specialistiche nei reparti di Terapia Intensiva Neonatale.

Alla nascita molti organi non hanno ancora completato il loro sviluppo, in particolare polmoni, cervello, sistema cardiovascolare e sistema immunitario. Per questo questi bambini necessitano di assistenza continua in ambienti altamente tecnologici, dove medici, infermieri e specialisti seguono passo dopo passo ogni fase della crescita.

La storia della piccola

La storia della piccola E. è iniziata con un parto precipitato, avvenuto molto rapidamente e che non ha consentito di completare la maturazione polmonare fetale. Nonostante la grande prematurità, alla nascita la bambina presentava una buona frequenza cardiaca. Un segnale fondamentale che ha permesso ai neonatologi di intervenire immediatamente con il supporto respiratorio.

Nei primi giorni di vita è stata avviata la ventilazione assistita. Successivamente l’intubazione con ventilazione meccanica invasiva, mantenuta per circa quindici giorni. Una volta stabilizzata, la piccola ha proseguito il suo percorso con ventilazione non invasiva, accompagnando gradualmente la maturazione dei polmoni. Questo fino alla 36ª settimana di età post concezionale.

Un percorso di cura delicato

“Nei bambini nati così precocemente – spiega Mario Barbarini, primario della Neonatologia del Sant’Anna – il percorso di cura è molto delicato. Nei primi giorni l’obiettivo principale è stabilizzare le funzioni vitali: respirazione, temperatura, circolazione e nutrizione”.

Con il passare delle settimane il lavoro dell’équipe si concentra sulla crescita del bambino e sulla conquista dell’autonomia: respirazione spontanea stabile, aumento del peso, capacità di alimentarsi e progressivo coinvolgimento dei genitori nella cura quotidiana.

Nel caso della piccola E. il decorso clinico è stato particolarmente positivo e durante la degenza non si sono verificate complicanze maggiori. La bambina ha potuto quindi crescere progressivamente fino a raggiungere le condizioni necessarie per il rientro a casa.

Un momento atteso con grande emozione da mamma e papà, che in questi mesi hanno vissuto ogni passo della lunga degenza.

“Ho potuto apprezzare molto la marsupioterapia – racconta la mamma Alessia – imparando come tenerla appoggiata su di me e sentendo subito quanto questo contatto fosse importante per lei”.

“È stato un percorso lungo e delicato – aggiunge il papà Mattia – soprattutto nelle prime settimane, quando la preoccupazione era tanta. Poi con il passare del tempo e grazie alle cure di tutti, la tensione ha lasciato spazio alla gioia”.

Oggi la piccola potrà finalmente incontrare la sorellina di quattro anni, che ha seguito da lontano ogni progresso e ora non vede l’ora di abbracciarla.

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